Grasso umano per la produzione di cosmetici
Nov 24th, 2009 | Di cc | Categoria: Salute
Una sessantina di contadini peruviani uccisi per commercializzare il loro grasso Vendita di grasso umano per fabbricare cosmetici. E’ ciò che è stato scoperto dalle autorità peruviane, che hanno colto in flagrante quattro persone, mentre si accingevano a vendere la macabra merce. Un sacchetto di plastica, che molto probabilmente conteneva il grasso di Abel Matos Aranda, ucciso in Perù lo scorso settembre. Secondo gli inquirenti, i quattro arrestati potrebbero appartenere alla banda di “pishtacos”, ovvero persone che aggrediscono uomini e donne per sgozzarli, per poi mangiare la loro carne e venderne il grasso. Più che altro una leggenda, ma a quanto pare è proprio ciò che è accaduto, legato alla scomparsa nel nulla di una sessantina di contadini, nel giro di diversi anni. Sembra che l’elemento organico sia destinato alla produzione di creme e cosmetici, soprattutto antirughe, da vendere in Perù, ma anche in Europa. L’interesse è aumentato quando si scoperto che la notizia riguarda anche noi. Secondo i media locali, tra gli acquirenti ci sarebbero, infatti, anche due italiani, ai quali il grasso sarebbe stato venduto al prezzo di 15.000 dollari ogni 3/4 litri. Notizia subito smentita da un noto dermatologo italiano, Leonardo Cellano del Centro di ricerche cosmetologiche dell’Università Cattolica di Roma. Difatti secondo Cellano, i cosmetici italiani sono sicurissimi. Non contengono grasso umano, bensì solo quello vegetale. Il dermatologo continua a tranquillizzare dicendo che, dopo il caso della “mucca pazza”, l’attenzione da parte dell’UE è aumentata. Sono state attuate legislazioni molto severe su chiunque utilizzi sostanze non vegetali. Solo in qualche caso eccezionale può accadere che il grasso provenga da animali, ma al solo scopo alimentare. Come la chitina che riveste la maggior parte dei crostacei.Di certo, dopo le rassicurazioni del dottor Cellano dovremmo essere tutti più sereni. Ma resterà il dubbio amletico al momento dell’acquisto?Elda Pirozzi